Qui si finge
E poi ci si infrange
Mi viene in mente questa impietosa battuta guardando le eleganti foto del matrimonio della nipote di una riconosciuta poetessa di mia conoscenza e postate dalla orgogliosa zia su FB.
Sono state scattate in una ex villa nobiliare con classico parco con statue sulle colline toscane, a testimonianza del matrimonio “ bon ton “ degli sposi. Giovani, magri ed ed eleganti, senza eccessi volgari né cadute di stile.
Nulla appare fuori posto, bei vestiti, belle facce, bella villa antica, begli invitati, bel tempo atmosferico primaverile.
Io mi sono sposata in Comune, in anonimato e senza invitati, pure le 4 foto che abbiamo scattato con lo smartphone sono venute male (pare che a sposarsi siano le due amiche testimoni) e mi sono guardata bene dal pubblicarle.
Non è invidia la mia, ma noi non si fingeva nulla, quello era: una semplice ufficializzazione, utile, si spera il più tardi possibile, a livello legale per questioni ereditarie in caso di decesso.
Certo, non eravamo giovani etero di belle speranze con alle spalle, si direbbe, patrimoni importanti, soprattutto non avremmo figliato mai e quindi non avremmo propagato la vita ad libitum, nessun futuro luminoso in vista. Del resto, a noi coppia omosex, questa nazione non permette neppure di adottare un orfano.
La mia sposa, alle soglie della pensione, poiché aveva l’influenza si era presentata tutta intabarrata ( era inverno) e siamo arrivate e ripartite in un comune taxi di piazza, senza fare rinfreschi né un aperitivo che fosse.
Non sto dicendo che questo sia giusto e da imitare, ma anche allestire tutte quelle “ scene” che spesso ricordano pittosto un set cinematografico e considerati i tanti divorzi che poi puntuali si verificano, io ci andrei cauta…