In una casetta di periferia viveva una signora misteriosa, si diceva che nascondesse una grande cassetta di attrezzi speciali di nuova generazione, definiti quantistici…
L’idea mi infervorava, fantasticavo sulla quantità di quantistici lavori fantastici che avrei potuto fare con tutti quegli attrezzi modernissimi.
Mi attrezzai per andare a visitarla ma non sapevo decidermi su quali attrezzi portare con me per essere bene accolta…
Sarebbe stato sufficiente esibire il mio fascino, la mia ironia, il mio taglio di capelli stravagante e il mio gusto di vestire eclettico? O avrei dovuto portare un passepartout virtuale buono per tutte le occasioni quale un passaparola telepatico autorevole o un lasciapassare parauniversitario vegano inserito in un microchip indossabile?
La mia servizievole AI mi suggerì che forse sarebbe bastata una golosa scatola di cioccolatini quantici galattici e la mia stampante 3D me ne confezionò una lì per lì. Mi presentai audacemente con questa….
‘A muzzarella nun t’ ’a può purtàPecchè in tre giorni quella a male va,nun può purtà neppure ‘na pastierape’ mangià quacche cosa quanno è sera.‘O poco ‘e vino, e dai, nun po’ mancàSi no sicuro, te staje a ‘ntussecà.E pe’ durmì tu puortate ‘o cuscino,na cupertella cavera e ‘o lumino.Doppo tre gghiurne, comme a Gesù […]
ARGINARE nella vita bisogna prima o poi arginare, più spesso lo si fa nella seconda parte della vita, quando gli effetti del tempo dilagano sul nostro viso e corpo, questo forse lo fanno più ossessivamente le donne… ma non solo…
Si argina una potenza liquida, che tende ad abbattere gli argini con ondate ritmiche incessanti, sebbene fortunatamente con periodi di calma quasi piatta. “Rintuzzare e arginare”
Da giovani dobbiamo più frequentemente essere rintuzzati, poiché siamo irruenti, amiamo (se siamo sani) dilagare, da vecchi ci ritiamo un po’ e cerchiamo di difendere i nostri spazi e le nostre conquiste. E qui mi sovviene un detto che spesso mia madre diceva in dialetto lombardo, ma che in italiano suona come: “fare e disfare è tutto un lavorare”
Mi sovviene or ora anche un dissacrante invito, sempre in lombardo, che a volte si fa, coordinatamente con l’aggiunta di un gesto del braccio + mano tesa verso l’esterno lontano, a chi dice o vuole cose insensate, insomma a un perditempo…: “ ma vaà a scoà el mar”…
La pace è capace di guarire con tempi lunghi e complicati le ferite della guerra. La pace è capace di non covare l’idea fissa della vendetta a caldo o a freddo. La pace è capace di scaldare il cuore, far prosperare l’amore e offrire la certezza nel futuro dei propri adorati figli e ci consente di raccogliere i frutti gustosi della nostra terra.
La guerra è solo capace di promesse cupe, vittorie aleatorie, terrore e paralisi dei sogni e bisogni dell’infanzia.
La flora e la fauna del pianeta nella guerra soffrono e soccombono, come noi umani quando inferociti ad arte da malsane menti di potenti nazionalisti e sovranisti, ci combattiamo fino all’ultimo sangue.
Tutto il mondo è in pericolo… Il pacifismo urge nuovamente.
Evangelina Alciati Evangelina Gemma Alciati partecipò a una sola delle esposizioni della Secessione romana, quella del 1915, presentando un Autoritratto dell’anno precedente dalla vivace ricerca cromatica e dalla salda e sintetica struttura compositiva. Autoritratto, 1914, olio su tela applicata su compensato, Torino, collezione privata A Roma Evangelina soggiornò più volte nel corso del secondo decennio del Novecento, conobbe molti intellettuali e artisti/e […]