Graziare
Quante volte Vorremmo
ricevere Grazie
(e non disgrazie)
Graziare è bello !
Essere graziate pure…
Rendere pan per focaccia ?
La dura legge del taglione ?
Occhio per occhio ?
NO GRAZIE!
Ricordami di osare sempre
Graziare
Quante volte Vorremmo
ricevere Grazie
(e non disgrazie)
Graziare è bello !
Essere graziate pure…
Rendere pan per focaccia ?
La dura legge del taglione ?
Occhio per occhio ?
NO GRAZIE!

HO una sfortunata amica (ex collega ) che ha da oltre un anno il figlio 35 enne detenuto nel più centrale e iconico carcere di Milano. Non è un delinquente è più che altro un malato psichico che quando fa uso di stupefacenti va fuori di testa, ha persino accoltellato (inconsapevolmente) i genitori e anche per questo è attualmente al gabbio.
Il carcere non sarebbe il suo posto, bensì una comunità di recupero, ma ce ne sono pochissime e a lui non l’hanno preso.
A giorni, se il giudice vorrà , potrebbe uscire ai domiciliari, eventualmente quando uscirà lo sbatteranno fuori dal portone a qualsiasi imprevedibile ora, con tutta la sua roba, senza un soldo e senza un telefono, (non ne aveva quando l’hanno prelevato)
Qui infatti (pare dipenda dal direttore e non sia uguale ovunque) a sua madre è proibito di lasciargli soldi e telefono, per assurdo, il detenuto non ha diritto di fare una telefonata dal carcere al momento di uscire per chiamare un taxi o chiunque altro per farsi venire a prendere. Se non avesse nessuno pronto ad aiutarlo fuori sarebbero fatti suoi.
Una volta precedente i suoi genitori lo attesero in macchina per 5 ore, perché li rilasciano quando sono comodi “loro” (che notoriamente sono sempre sotto organico, inoltre, per inciso, da due settimane nel reparto del figlio c’è il riscaldamento guasto)
Il carcere non può essere un albergo, ma un po’ di civiltà non guasterebbe.
Ho comunque anche capito che una madre (coscienziosa)con un figlio detenuto sconta la pena insieme a lui (idem per una moglie o un familiare affezionato)

Parlando di Performance art ricordo un’artista italiana, che ha unito poesia e performance. Bianca Pucciarelli Menna ha assunto lo pseudonimo di Tomaso Binga, come reazione alla disparità di genere, che caratterizza la storia dell’arte. Il nome è anche un omaggio a Tommaso Marinetti, un poeta che amava fin da bambina per il suo uso delle […]
Arte al femminile (684)
«come nello sci si rischia anche nella vita. Sogniamo. Noi amiamo. Saltiamo. E a volte cadiamo. A volte i nostri cuori sono spezzati. A volte non realizziamo i sogni che sappiamo di poter avere – ha concluso – ma questo è anche il bello della vita. Ci ho provato. Ho sognato. Sono saltata. La vita è troppo breve per non rischiare su se stessi. Perché l’unico fallimento nella vita è non provarci. Io credo in voi, proprio come voi avete creduto in me»
Sono le parole di Lindsey Vonn, la super sciatrice americana recentemente caduta rovinosamente alle olimpiadi e da poco tornata alle gare dopo molte altre cadute e vittorie precedenti.
Vederla cadere, in diretta televisiva, mi aveva emozionata parecchio, avrei tanto preferito di no, il fatto l’avevo anche subito con risentimento, l’avevo giudicata un’ incosciente, addirittura una cattiva maestra, ma forse mi sbagliavo.
Per noi che non abbiamo mai rischiato il tutto per tutto nella vita, il suo ragionamento, come la sua caduta è un pugno nello stomaco.
Forse dipende tutto dall’indole, indolente o meno.
Finora ho preferito indulgere con me stessa anziché insistere a perseguitarmi.

Spendo i miei (sempre più pochi soldi) in maniera difforme, come quasi tutti, immagino..
Spendere 1000 o più euro per un computer, una telecamera, un software particolare, insomma uno strumento creativo/cognitivo (anche un viaggio di conoscenza) mi è sempre parso più eticamente nobile e praticabile che spendere soldi per un abito firmato, una rata di una bella automobile o un gioiellino in oro e pietre preziose.
Degna figlia degli anni 70, la difesa e cura a oltranza della mia creatività e dei bisogni di conoscenza, tra cui ovviamente i viaggi, li ho finora messi al primo posto (fortunatamente aiutata dal non aver dovuto pagare mutui capestro)
Purtroppo, avanzando con l’età e a causa di uno stato sociale sempre meno sociale, capisco che invece al primo posto ci stanno finendo e finiranno la cura della mia salute e del mio fisico.
Triste parabola. 😱

Non voglio essere troppo visibile: essere visibili ci rende bersaglio…
Lo sono stata, in passato, ma fortunatamente non mi hanno mai colpito a morte, finora…
Eppure una certa visibilità fa piacere, soprattutto agli artisti, che anzi dipendono da ciò.
La visibilità per un artista è il massimo, specie se è correlata da apprezzamenti, applausi… e magari prebende…
Essendo una (mezza) artista ho sempre avuto un rapporto contrastato con la ribalta: quando mi applaudivano mi schermivo: non volevo esagerare con l’egotismo, poiché esagerare fa cadere chiunque nel ridicolo.
Essendo una (mezza) “artista comica” ho di riflesso uno spiccato senso del ridicolo…
“Meglio far ridere che far piangere” spesso si dice, ma poi dipende da “come” si fa ridere, fino a che punto e in che punto dello spettacolo…
D’altronde si dice anche: meglio non dare spettacolo….

Le Urgenze sentimentali
Non sono piú uguali
Assediata sono
Da nuove urgenze corporali
Non più bassi istinti sessuali …
Le incontinenze mutano …
E qualcosa ammutolisce…
Cresce la panza e resto
Più spesso nella stanza.
MA mi ostino a guidare
Quando voglio andare
Sebbene ogni uscita
Sia a rischio dipartita.
Auto potenti mi occhieggiano insistenti, sono impazienti, impudenti e imprudenti.
Appena posso li lascio passare: vadano veloci e infelici
più o meno dove vogliono andare,
ma, a me non mi devono stressare!
Io sono in gita e non gioco
Nella loro stessa partita.
ISTANTI
DI PURO ISTINTO
SONO STATI
IMPORTANTI
ma pure anni di affettuosa routine parentale e amicale
mi hanno tenuto e tengono
gradita compagnia.
Su questa via che ancora non so dove mi condurrà temo la vecchiaia a rischio Dipendenza.
Cercherò l’impedenza.
Ma qui ci impediscono
Un’uscita dignitosa (se servirà )
Odio le religioni impiccione
(quasi tutte)
e I loro oscurati adepti.
