https://queerographies.com/2025/05/13/quel-che-resta-di-santiago/#like-32322
fotografie
Tempi felici: ne abbiamo avuti
Innamorate: lo siamo state
Per quanto ricordo
E ricordano loro: le fotografie del tempo che fu
Possiamo scegliere quali guardare
Una possibilità che nei tempi passati
non ci era concessa… abbiamo fatto tanti studi per arrivare alle nostre generalmente amate e, bistrattate da alcuni, tecnologie, ma a volte, son soddisfazioni…
( mamma ed io in vacanza a Grado anno 1968.)❤️💚⛵

MOCHI MOCHI
Ieri sera abbiamo finalmente acconsentito a uscire a cena con due nostre amiche un po’ più giovani di noi avezze ad andare spesso al ristorante, anche perché lavorano ancora e hanno più soldi di noi due, signorinelle ormai in pensione da un po’. Abbiamo deciso di puntare sulla Chinatown milanese. Loro sono furbescamente arrivate in vespa, noi, prive di moto, la bici ormai ferma e arrugginita da anni, abbiamo preso I mezzi pubblici…
Diciamo che erano solo 4 fermate ma ci abbiamo messo oltre mezz’ora …La lunga e pedonalizzata via Paolo Sarpi, cuore della Chinatown, con mia sorpresa era piena zeppa di giovani che stazionavano davanti ai molti negozi di cibarie cinesi: ravioli da asporto e vari altri finger -food, io però volevo mettere le gambe sotto al tavolo e così abbiamo raggiunto un “cinese serio” dove abbiamo mangiato piuttosto bene e speso il giusto.
A fine pasto ho manifestato il desiderio di provare gli ormai famosi MOCHI (dolcetti morbidosi giapponesi) e così con Google Maps abbiamo trovato una rivendita lì vicino. C’era la fila, ma non volevo rinunciare al mio primo MOCHI (incuriosita anche dal video spiritoso di una blogger influencer italocinese) e finalmente ne ho presi 2 uno al tè verde e uno al cocco.
Sono palline rotonde e dolciastre dalla consistenza molto morbida e gommosa, che mi hanno letteralmente conquistato e ora non faccio altro che desiderarne ancora…😱


sette sette

aiutiamo le giornaliste
Il mistero delle chiavi decussate

di BRUNO PRONUNZIO ♦ Il periodo che stiamo vivendo, compreso tra la morte di un Pontefice e l’elezione di uno nuovo, è denominato […]
Il mistero delle chiavi decussate
Articolo scritto da una mia vecchia amica…
Irritazione
IRRIDUCIBILI
CONTRO
RIDUCIBILI
È meglio non ridursi ai compromessi, pure al ribasso, ma rimanendo vivi, o rimanere irriducibili, eventualmente morti?
Antico dilemma che di volta in volta si ripropone
Puri e duri contro sporchi e molli
C’è chi opta per la fuga strategica, che però non risolve il problema politico
Occorrerebbero mediatori non interessati, ma pochi si infilano in lunghe questioni spinose, in presenza di irriducibili, senza la copertura di un qualunque guadagno, almeno futuro…
Bisognerebbe semplicemente non ridursi in condizioni irreversibili…
Abbasso tutti gli irresponsabili !! Che tanto spesso abbagliano le masse (non sempre irreprensibili)
Io non prenoto!
In effetti, pur avendo abbracciato con entusiasmo la nuova era digitale sin dagli esordi, c’è una cosa che ultimamente mi disturba: la pretesa che si debbano comprare in anticipo i biglietti on line anche per i musei.
Forse anche per la mia età non più verde, non mi fido di programmare la mia vita in anticipo, anche solo di poche ore. E se il giorno che ho prenotato mi alzo col mal di testa o di schiena o piove e non ho voglia di uscire?
Ho sempre evitato di andare in ferie in agosto proprio per scansare le prenotazioni anticipate. Ero e sono ancora in parte, la classica turista fai da te che spesso ha rischiato di dormire in auto, o sulle panchine della stazione, non trovando più posto in albergo proprio per non voler prenotare in anticipo ( anche perché spesso decido dove andare all’ ultimo minuto) ma ora si esagera… pretendere di dover prenotare il cinema e il museo… addirittura tocca “registrarsi” preventivamente scansionando con lo smartphone un QR Code per visitare alcune esposizioni durante la Milano Design Week…
Fermate il mondo.. voglio scendere…possibilmente senza dovermi prenotare…
Barattiamo?

Era facile immaginarlo: tu miserabile impresa italiana pensi di andare a produrre in Albania o Romania perché ti costa meno, ma se poi sempre tu impresa delocalizzata speri che io italiano che ha perso il lavoro ti compri il tuo prodotto hai fatto male i conti, perché io non posso comprare più niente se perdo il lavoro. Lapalissiano.
Tu Cina furbacchiona alla lunga era ovvio che non potevi continuare così…i tuoi solo a lavorare e noi solo a consumare.
Speriamo nella controglobalizzazione. Evitando l’autarchia stretta, possibilmente, per non dover rinunciare a tutte le bontà esotiche a cui ci eravamo abituate. Casomai passiamo al vecchio, fidato baratto. Banana contro melacotogna.