Mio marito

Una volta ho finto di avere un marito.

Intervenni su Facebook all’ interno di un lungo post di donne non esattamente femministe, ma femmine un po’ incazzate che si lamentavano che i loro mariti non facevano quasi nulla in casa, per affermare che il mio invece lavava sempre i piatti. Riscossi molti commenti stupiti e vari “beata te” Peccato che non avessi detto però tutta la verità: mio marito era una donna, come me.

Siamo tecnicamente   una coppia omosessuale o lesbica, per meglio dire, anche se io lesbica non mi ci sento, avendo pure amato vari uomini in passato, ma da molti anni a questa parte condivido la mia vita con una donna.

Nemmeno lei è una vera lesbica  e per “vera lesbica” intendo una donna che si sente uomo sin da piccolina, una che, come una mia  amica, si aspettava che prima o poi le sarebbe cresciuto il pisellino,  quindi con una forte disforia di genere. Definirei invece la mia partner una specie di uomo, sì, ma gay, anzi, uno di quei “pederasti” di una volta, diciamo ottocentesco, infatti è una melomane, ovvero ama l’opera lirica e il teatro, ed è esperta di cinema fino agli anni 60. Apprezza soprattutto Verdi ma anche Wagner e Mozart, mi ha fatto scoprire  Da Ponte e i sui fantastici libretti. Adora però pure Milva e le canzoni napoletane e neppure disdegna Battiato.                    Io,  che ho un passato punk e  rock progressiv , ho ricambiato come ho potuto. Amo anche il free jazz e la classica ultramoderna ma lei non li sopporta..

Ha letto quasi tutti gli scrittori dell’ottocento francesi e russi ma disdegna quelli americani ( che io invece apprezzo) nonostante capisca e parli discretamente inglese..

Quando la conobbi, oltre vent’anni or sono, abitava in un monolocale letteralmente foderato di libri, audiocassette, videocassette e Dvd, Quella casa aveva una cucina minuscola, un bagno normale, e la cameretta col letto a una piazza, me ne stupii perché aveva già 45 anni..

Anche casa mia era piccola, soprattutto il bagno era minuscolo, ma io almeno avevo una camera col divano letto matrimoniale…

Dopo aver fatto coppia per i primi tempi ciascuna a casa propria, da alcuni anni lei è quasi sempre  a casa mia, quella un po’ più grande, che ho poi ereditato.

Una volta in pensione, abbiamo preso insieme una casa di villeggiatura in collina per sfuggire alla canicola  padana. Ci siamo unite civilmente per evitare eventuali problemi di successione in caso di decesso e malattie.

Nella nostra vita di coppia ci siamo divise naturalmente i compiti: io mi dedico alla preparazione dei pasti (visto che sono anche la più interessata a essi) e riassetto un po’ la casa, lei LAVA I PIATTI e porta giù regolarmente la pattumiera. Quando mi vede troppo spignattare si offre di aiutarmi, ma di solito declino per avere più spazio in cucina…piuttosto la mando, ma ci va volentieri,  a fare la spesa spicciola…Ah, dimenticavo, sa stirare molto bene, ma in genere ognuna stira le proprie cose in autonomia.

 

 

 

vela e volo

Comunque sia chiaro che, feste o non feste,  ogni sera ho un appuntamento con gli aggiornamenti quotidiani della VENDEE GLOBE il mitico giro del mondo a vela in solitaria.

Dopo aver fatto un appassionante corso di vela in Sardegna 40 anni or sono, mi sono poi razionalmente proibita successive esperienze, in favore di una più  radicata e percorribile passione per il palcoscenico e la scrittura, ma tuttavia covava (e cova) sotto le ceneri il romantico desiderio della grande avventura: il giro del mondo in barca a vela e  in solitaria.

Grazie alle nuove tecnologie e ai  social ora si possono seguire quasi in diretta le gesta di quel manipolo di 40 eroi, tra cui sei donne, attualmente impegnati singolarmente nella grande sfida.

Li  seguo su You Tube e mi “gaso” . Alcuni stanno doppiando già il mitico Capo Horn con tempi da record, le nuove barche con i foil infatti vanno più veloci delle precedenti…tutto si evolve e si migliora.

Menù di un natale in intimità

Questa volta il risotto al radicchio non mi frega:  ho comprato il radicchio trevigiano, non quello di Chioggia (o di Verona?) che è troppo amaro…e poi l’ho mantecato al mascarpone, quello che dovevo usare per il tiramisù, a cui ho rinunciato in favore di un quasi strudel di mele forse più dietetico..

Domani sera voglio sperimentare una crema di porri patate e barbabietola rossa..per avere un po’ di colore in tavola, visto che non ho tirato fuori la tovaglia rossa natalizia,  ma ho lasciato le tovagliette americane di plastica, solo ho estratto dai cassetti i 2 piatti e i 2 sottopiatti più eleganti che ho, comprati ormai  almeno trent’anni or sono, quando ero più giovane e di belle speranze, ora invece non si spera più tanto 😂

Ho letto in uno degli ultimi libri di Michela Murgia che a casa sua erano soliti spaccare servizi interi di piatti, così… per rabbia…o nervosismo…per sport…      Aborro all’idea…i miei piatti durano decenni e  per  rabbia casomai inveisco, ma non rompo.

I passatempo

È bello poter sprecare il proprio tempo: chi può sprecare il proprio tempo è ricco (o incosciente) ma di solito comunque, è maschio.

Negli anni passati si vedevano molti gruppi di maschi che, dopo il lavoro salariato, andavano al bar a “passare” il tempo bevendo, fumando e giocando a carte o a bigliardo per qualche oretta.


Ci andavano molto anche e soprattutto i pensionati, c’erano e ci sono ancora circoli appositi per i pensionati, ovviamente maschi. Le donne da poco hanno conquistato del “tempo libero” quelle che avevano famiglia e lavoravano fuori casa, andavano al massimo dal parrucchiere.


Mia madre si faceva il cosiddetto “culo” fuori casa e poi, ancora di più, in casa, dovendo pulire, riordinare, fare la spesa, cucinare e, dulcis in fundo lavare i piatti. Mio padre, da giovane, dopo il lavoro aveva un secondo lavoro, ma non troppo stressante perché gli piaceva, una volta rincasato però non faceva nulla, a parte mangiare, fumare, bere, guardare un po’ di televisione o leggere il giornale e andare a dormire. Da più anziano andava a passare il tempo appunto al bar dell’Acli di zona, ospitato dentro la parrocchia.


La mamna mi raccontò che lui, da più giovane, per un periodo si mise a giocare a carte per soldi con dei suoi colleghi, una volta, un paio di giorni prima di natale, le arrivò però una telefonata della moglie di un suo collega che in lacrime si lamentava che mio padre, battendo a carte sul marito, gli aveva portato via mezzo stipendio e ora non avevano di che arrivare a fine mese… Ovviamente mia madre sgridò mio padre, che, vergognandosi, dovette ritornargli i soldi vinti e si auto proibì per sempre nuove giocate se non per pochi spicci.


Non so se giocare a soldi si possa definire un passatempo, i maschi notoriamente giocavano con regolarità ai cavalli e al totocalcio, ma più seriamente delle donne che invece eventualmente compilavano la schedina un po’ a casaccio, perdendo poco tempo a studiare i destrieri, le probabilità e le squadre…


A tempo perso io scrivo. Si può dire che il tempo non dedicato strettamente al lavoro salariato sia tempo libero e che chi ha tempo libero ha spesso degli hobby?
Una parola inglese forse perché gli hobby, in senso lato, per primi se li permisero, a livello popolare, gli inglesi. I primi ad avviare l’industria moderna e il lavoro salariato di massa.

I ricchi di tutte le latitudini hanno sempre avuto tempo da perdere e ne hanno perso parecchio con le loro famose battute di caccia, persino le guerre in molti casi per loro sono state un passatempo …in cui purtroppo si abbattevano gli uomini…