Ford Taunus

Da qualche tempo mi intriga la figura della scrittrice INGEBORG BACHMANN, precisamente da quando una pregevole divulgatrice di poesia che seguo, ha proposto sue opere radiofoniche e mi ha fatto incuriosire.
Mi sono oltretutto ricordata che anni fa un testo di astrologia la dava come nata il mio stesso giorno (trent’anni prima)

Intrigata ancora dí piu dopo una visita su Wikipedia e dopo che la mia compagna mi ha raccontato che era una cara ammiratrice della Callas (che lei adora) e accennato al suo essere fluida. Fu infatti intima amica di Fleur Jaeggy, scrittrice e traduttrice svizzera che sposò Roberto Calasso, proprietario dell’Adelphi (entrambi i loro scritti sono, guarda caso, pubblicati dalla “nobile” Adelphi)
Per inciso Fleur Jaeggy ha, sotto pseudonimo, collaborato molte volte addirittura con… Franco Battiato…

Insomma ho cercato in rete e comprato un e book di Bachmann: “Requiem per Fanny Goldmann”
Pubblicato postumo, per fortuna è breve, un po’ sgangherato e poco rifinito, ma ho scoperto leggendolo che il nome di un’auto che desideravo tanto possedere negli anni 70, la FORD TAUNUS deriva da una località regionale della Germania.
Mai lo avrei immaginato…io nominandola pensavo a un fauno…

I giri di “conoscenze” casuali portano qua e lá dove siamo già stati, magari decenni prima…

essere mediterranei

essere mediterranei (rivendicazione)

Che dire,
come italiana sarei definita mediterranea, ma io sono un’italiana del nord: mia madre viene dalla provincia di Cremona, mio padre da Trieste, che per 500 anni fu sotto il dominio dell’Austria per la quale suo padre fu arruolato e tornò invalido.

Noi italiani del nord usavamo il burro e non l’olio!
Sappiatelo!

I dialetti milanese e piemontese hanno più a che fare col francese che col napoletano…

Le melodie musicali napoletane ricordano quelle mediorientali e sono molto diverse dalle ballate del nostro nord…

Per contro gli italiani sono sempre considerati mediterranei, ma ci siamo anche noi “polentoni”

Sia chiaro che non disdegno i mediterranei, ma siamo due identità
troppo spesso confuse.

Natura che paura

Sarò sincera:
Non sono un cuore di leone
e quando passa a me vicino
il calabrone
corro urlante a rintanarmi
dove meglio posso

La NATURA
in realtà mi fa PAURA:
temo il rombo del bombo
non cammino
a piedi nudi nel parco
nè mi sdraio serena sull’erba
a prendere il sole.

All’erta sto sempre all’aperto.
Nè api nè vespe nè zanze nè mosche

Sopporto un po’ i ragni,
perché silenziosi,
ma con cautela, temendo il violino
e lo scorpione.

Detesto
la natura pregna
della campagna.

Una domenica diversa

Oggi, domenica, per fare un favore a una mia vecchia amica e ex collega (cambiare i fiori alle tombe dei suoi ) io e la mia compagna abbiamo attraversato la città in auto (cosa che possibilmente evito di fare nei giorni lavorativi, dato il traffico ) e col navigatore che ci ha fatto fare, come al solito, il percorso che aveva scelto lui, e di cui non sono quasi mai contenta, dopo mezz’ora di tormentata “navigazione” siamo finalmente arrivate al cimitero dove sono sepolti sua madre e suo padre e la prima moglie del padre.

Ho diligentemente provveduto a rimuovere ragnatele e sostituire i vecchi fiori finti con altri nuovi e colorati che lei aveva voluto spedirmi, insieme a “una cifra” per il mio disturbo ( che poteva evitare, ma aveva insistito..)

Abitando lontano e con problemi di budget, erano 7 anni che non poteva venire di persona…

Devo dire che questo cimitero di periferia, (Sesto San Giovanni) era veramente tenuto molto meglio di quello di Milano città, dove riposa mia madre: le lastre tombali erano mediamente molto più ricche e più piene di fiori, si percepiva direi una maggiore vicinanza dei vivi ai propri morti.

Forse Milano è più dispersiva…

Se uno non vede non può sapere… al di là del favore reso, mi ha fatto piacere conoscere quel posto del vituperato interland, verso cui a volte si nutrono errati pregiudizi.

ho anche fatto delle foto… rielaborate un po’…

La Storia

La Storia si fa da sola

ma la fa anche

chi la racconta

La Storia è piena di storielle

La storia la scrivonoi vincitori

ma i vinti posso dire la loro

(meglio se molti anni dopo)

magari saranno i figli dei vinti

o i loro nipoti

a tramandare inauditi racconti

Nel migliore dei casi

i nipoti dei vincitori

studieranno la storia

dai nipoti dei vinti

(se non saranno estinti)

E in ritardo capiranno

che non gliela avevano

raccontata giusta

o non gliela avevano

raccontata tutta…

Quante storie nella Storia

spesso non divulgate

o divulgate sbagliate

Ingigantite o sminuite

La Storia si fa sempre

a posteriori.

Del senno di poi son piene le fosse …

Se lo sapevo prima…

Se(t)tanta mi dà tanto…

Stamane mi sono svegliata pensando a mio padre, che è morto trentasette anni fa. Ci pensavo perché è morto a sessantanove anni, quasi sul punto di compierne settanta, ed è la condizione in cui mi trovo anch’io in questo momento. Sto per compiere i settant’anni.

All’epoca io avevo trentatré anni. A trentatré anni, arrivare a quasi settant’anni mi sembrava un buon traguardo. Però ora che ci sono io, a un passo dai settant’anni, mi sembra un po’ prestino.

Quando si è giovani e si pensa alla vecchiaia, un uomo di settant’anni appare certamente vecchio. Però ora che ho quasi settant’anni io, non mi sento poi così decrepita (tranne in alcuni giorni no)

Posso quindi dedurre che mio padre sia morto, in un certo senso, giovane, ma a me, all’epoca, non era sembrato così, anche perché, poveretto, era stato piuttosto malato: negli ultimi anni della sua vita aveva lasciato il lavoro prematuramente, la sua ditta aveva chiuso e non c’era poi stato un periodo molto soddisfacente per lui.

Per me e mia madre, benché gli volessimo bene, onestamente era un po’ un peso, non ci permetteva grandi spostamenti. Mentre noi amavamo viaggiare, lui per contro era piuttosto casalingo e, non godendo di buona salute, preferiva restare a casa, ma noi avevamo paura che da solo potesse stare male e magari non trovare assistenza.

È morto in ospedale, assistito, ma non è bastato…

Diciamo però che tutto è relativo. Per alcuni andarsene a settant’anni è più che sufficiente; per altri, raggiunti i settant’anni sembra ancora presto per andarsene.

Se una persona è in buona salute, ha qualche soldo da parte, degli interessi, una casa in cui stare, una compagnia con cui condividere i momenti topici dell’esistenza, settant’anni potrebbero effettivamente essere un’età ancora troppo giovane per morire.

Però non è mai detta l’ultima parola… non esiste un presto o un tardi, immagino, io dico di credere alla casualità degli eventi, anche se ho sempre alcuni dubbi sulla questione.

intrattenimento 2

Ancora a proposito di intrattenimento, ho notato che l’intrattenimento dei ragazzi maschi, è molto più dispendioso (per la società) e impattante di quello che si riserva alle femmine.

In quasi ogni paesetto, città e cittadina si trovano infatti campi di calcio o calcetto, di pallacanestro, e anche di tennis, frequentati quasi esclusivamente dai maschi, per i più anziani di loro abbiamo campi di bocce, sale di biliardo e baretti per socializzare bevendo e giocando a carte, adatti a chi non ha troppi soldi da spendere (anche se purtoppo sono sempre di meno)

Le donne per secoli non si sono mai potute “ intrattenere “ fuori casa, relegate quasi esclusivamente alla cura della casa e dei famigliari, magari un po’ di ricamo, qualche lettura, cantare e suonare il piano… Solo quelle che appartenevano a famiglie molto ricche facevano un po’ di equitazione o tennis.

Le cose stanno lentamente cambiando e ora ci sono finalmente alcune squadre di calcio femminile, e si fa fare alle ragazze un po’ più di “intrattenimento” sportivo, tramite il quale forse impareremo anche a fare più facilmente “squadra”.

L’intrattenimento è comunque anche correlato al tempo libero, non vorrei girare troppo il dito nella piaga, ma alle donne gliene hanno sempre lasciato poco…