Taglie e dettagli

Ecco, sono appena scesa a ritirare in portineria il pacchetto che avevo ordinato, on line naturalmente, non avendo più il fisico per andare in giro per negozi fisici, che oltretutto sono fisicamente spariti.
Finalmente in possesso del mio acquisto ( si teme sempre un po’ che non arrivi) lo scarto con ansia: ho infatti il timore di scoprire che anche stavolta mi sarà piccolo…

Ho ordinato una 3XL perché il venditore si dichiarava italiano e invece, scopro con disappunto che egli è solo un importatore, immagino dalla Cina, e infatti il fantastico “reggiseno elastico senza ferretto nè cuciture” appena comprato è esattamente della stessa misura di quello comprato l’anno scorso e che mi andava stretto… peccato che costi pure dí più, mi pare il doppiò dell’altro fornitore che me ne aveva spediti 2 con lo stesso prezzo.

È un vero problema essere fuori norma, perlomeno in Italia, dove quasi tutte le donne sono “donnine” e io invece risulto quasi una “donnona”
Dai 12 anni in avanti sono alta 1,70 ed è una misura un po’ estrema, per una femmina, in Italia, anche se negli ultimi anni, con una dieta più proteica, la nostra media nazionale si è alzata.

A scuola, ricordo, mi mettevano sempre all’ultimo banco e risultavo nelle file in fondo anche nelle fotografie di classe…pure i fidanzatini, in verità , erano spesso lievemente più bassi di me…

All’epoca ero però molto magra e vestiti ne trovavo a iosa, con gli anni, diciamo pure dopo i quaranta, le mie taglie sono aumentate gradualmente: da M a L a XL a XXL a 3XL.
In teoria la 3XL dovrebbe andarmi bene ma i cinesi, beati loro, non sanno cos’è una taglia forte e la loro XXXL è fatalmente purtroppo una nostra L.

La portalettere

Dopo 400 anni di attività, la Danimarca è diventata il primo Paese al mondo a chiudere le cassette rosse per imbucare lettere e cartoline (Guardian), mentre il servizio postale della Nuova Zelanda ha ridotto i giorni di consegna a domicilio (Rnz), direzione verso cui si muove anche il Canada (Cbc). Eppure c’è chi, nonostante questo trend, intravede comunque i segnali di una rinascita della corrispondenza epistolare. Ne è convinta la giornalista del “New Yorker” Rachel Syme, che durante la pandemia ha creato Penpalooza, un programma per amici di penna (“pen pal”) che è riuscito a mettere in contatto oltre 15 mila persone che prima non si conoscevano. (cit. dal Corriere)

Se penso che mi sono mantenuta per oltre trent’anni lavorando come portalettere, mi viene un po’ di magone… Per fortuna la mia vita da pensionata ha coinciso quasi con l’andata in pensione del lavoro stesso, almeno nelle premesse iniziali.

Nei miei primi anni da postina, oltre a consegnare le pensioni a molte persone anziane che mi attendevano ansiose ogni primo del mese, consegnavo anche antipatiche bollette un po’ a tutti, ma pure simpatiche cartoline di amici in vacanza.

Tra quelle definite “disguidate” ( quelle cioè di impossibile recapito perché contenevano indirizzi errati o avevano altri problemi) molti di noi se ne tenevano qualcuna per poi metterla in bella mostra sul proprio casellario, scelta a seconda dei propri gusti. Io prediligevo quelle di luoghi esotici, altri sceglievano belle ragazze discinte o cartoline spiritose di dubbio gusto…

Ogni tot postazioni c’era un sacco dove infilare le riviste disguidate che finivano al macero perché non avevano il ritorno pagato e tra queste io spesso sceglievo le più interessanti e me le portavo nascostamente a casa, col risultato di ritrovarmi pile di riviste che non avevo il tempo di leggere e che dopo mesi, disperata, gettavo via. Alcune erano riviste di settore che mai avrei avuto occasione di leggere e che trovavo perciò preziose.

Non credo che oggi si stampino più tutte quelle riviste…i tempi cambiano, le edicole chiudono e pure le cassette per le lettere…🥲🥲

N.B. confesso che io conservo ancora gelosamente molte lettere e cartoline che gli amici e amiche mi hanno scritto nel corso degli anni. Per i miei biografi..😂😂

Matrimoni

Qui si finge

E poi ci si infrange
Mi viene in mente questa impietosa battuta guardando le eleganti foto del matrimonio della nipote di una riconosciuta poetessa di mia conoscenza e postate dalla orgogliosa zia su FB.
Sono state scattate in una ex villa nobiliare con classico parco con statue sulle colline toscane, a testimonianza del matrimonio “ bon ton “ degli sposi. Giovani, magri ed ed eleganti, senza eccessi volgari né cadute di stile.
Nulla appare fuori posto, bei vestiti, belle facce, bella villa antica, begli invitati, bel tempo atmosferico primaverile.
Io mi sono sposata in Comune, in anonimato e senza invitati, pure le 4 foto che abbiamo scattato con lo smartphone sono venute male (pare che a sposarsi siano le due amiche testimoni) e mi sono guardata bene dal pubblicarle.
Non è invidia la mia, ma noi non si fingeva nulla, quello era: una semplice ufficializzazione, utile, si spera il più tardi possibile, a livello legale per questioni ereditarie in caso di decesso.
Certo, non eravamo giovani etero di belle speranze con alle spalle, si direbbe, patrimoni importanti, soprattutto non avremmo figliato mai e quindi non avremmo propagato la vita ad libitum, nessun futuro luminoso in vista. Del resto, a noi coppia omosex, questa nazione non permette neppure di adottare un orfano.
La mia sposa, alle soglie della pensione, poiché aveva l’influenza si era presentata tutta intabarrata ( era inverno) e siamo arrivate e ripartite in un comune taxi di piazza, senza fare rinfreschi né un aperitivo che fosse.
Non sto dicendo che questo sia giusto e da imitare, ma anche allestire tutte quelle “ scene” che spesso ricordano pittosto un set cinematografico e considerati i tanti divorzi che poi puntuali si verificano, io ci andrei cauta…