Parlando di Performance art ricordo un’artista italiana, che ha unito poesia e performance. Bianca Pucciarelli Menna ha assunto lo pseudonimo di Tomaso Binga, come reazione alla disparità di genere, che caratterizza la storia dell’arte. Il nome è anche un omaggio a Tommaso Marinetti, un poeta che amava fin da bambina per il suo uso delle […]
«come nello sci si rischia anche nella vita. Sogniamo. Noi amiamo. Saltiamo. E a volte cadiamo. A volte i nostri cuori sono spezzati. A volte non realizziamo i sogni che sappiamo di poter avere – ha concluso – ma questo è anche il bello della vita. Ci ho provato. Ho sognato. Sono saltata. La vita è troppo breve per non rischiare su se stessi. Perché l’unico fallimento nella vita è non provarci. Io credo in voi, proprio come voi avete creduto in me»
Sono le parole di Lindsey Vonn, la super sciatrice americana recentemente caduta rovinosamente alle olimpiadi e da poco tornata alle gare dopo molte altre cadute e vittorie precedenti.
Vederla cadere, in diretta televisiva, mi aveva emozionata parecchio, avrei tanto preferito di no, il fatto l’avevo anche subito con risentimento, l’avevo giudicata un’ incosciente, addirittura una cattiva maestra, ma forse mi sbagliavo.
Per noi che non abbiamo mai rischiato il tutto per tutto nella vita, il suo ragionamento, come la sua caduta è un pugno nello stomaco.
Forse dipende tutto dall’indole, indolente o meno.
Finora ho preferito indulgere con me stessa anziché insistere a perseguitarmi.
Spendo i miei (sempre più pochi soldi) in maniera difforme, come quasi tutti, immagino..
Spendere 1000 o più euro per un computer, una telecamera, un software particolare, insomma uno strumento creativo/cognitivo (anche un viaggio di conoscenza) mi è sempre parso più eticamente nobile e praticabile che spendere soldi per un abito firmato, una rata di una bella automobile o un gioiellino in oro e pietre preziose.
Degna figlia degli anni 70, la difesa e cura a oltranza della mia creatività e dei bisogni di conoscenza, tra cui ovviamente i viaggi, li ho finora messi al primo posto (fortunatamente aiutata dal non aver dovuto pagare mutui capestro)
Purtroppo, avanzando con l’età e a causa di uno stato sociale sempre meno sociale, capisco che invece al primo posto ci stanno finendo e finiranno la cura della mia salute e del mio fisico.
Non voglio essere troppo visibile: essere visibili ci rende bersaglio…
Lo sono stata, in passato, ma fortunatamente non mi hanno mai colpito a morte, finora…
Eppure una certa visibilità fa piacere, soprattutto agli artisti, che anzi dipendono da ciò.
La visibilità per un artista è il massimo, specie se è correlata da apprezzamenti, applausi… e magari prebende…
Essendo una (mezza) artista ho sempre avuto un rapporto contrastato con la ribalta: quando mi applaudivano mi schermivo: non volevo esagerare con l’egotismo, poiché esagerare fa cadere chiunque nel ridicolo.
Essendo una (mezza) “artista comica” ho di riflesso uno spiccato senso del ridicolo…
“Meglio far ridere che far piangere” spesso si dice, ma poi dipende da “come” si fa ridere, fino a che punto e in che punto dello spettacolo…
D’altronde si dice anche: meglio non dare spettacolo….
Un paio di mesi fa ho comprato un cappottino rosa on line su un sito che si spacciava per francese, la foto era accattivante, era in saldo e ci sono cascata. Compro spesso abbigliamento on line perché con la mia taglia ormai nei negozi normali non trovo più niente…
Quando è arrivato il pacco, già dal suo peso e imballo ho capito che avevo fatto un errore, si trattava infatti di un cappottino di pessima fattura e stoffa ultra sintetica, che oltretutto mi andava stretto. Capisco che il sito pseudo francese era in realtà un sito ultra cinese, mi do della scema e vedrò se riesco a regalarlo, rispedirlo in Cina non vale la pena…
Faccio l’errore di scrivere via email le mie rimostranze ai cinesi dicendo che il loro era un cappotto di scarsa qualità, mi rispondono (stranamente) dichiarandosi molto dispiaciuti e cercano di rimediare a modo loro: oggi ricevo un nuovo cappotto (uguale al primo) con le loro scuse… Nooo
Quando ero giovane e andavo a lavorare o comunque quotidianamente uscivo, portavo sempre l’orologio al polso. Preferivo un orologio digitale, di quelli con la pila, water resistant, insomma diciamo un classico CASIO nero in plastica da trenta, quaranta euro. D’estate ne avevo uno colorato. Ci dormivo pure con l’orologio al polso, era leggero, silenzioso e con la luce incorporata, così se mi svegliavo di notte sapevo sempre che ora era. Di giorno mi era utile soprattutto perché aveva il datario e così sapevo con certezza in che numero di giorno del mese fossimo.
Nel mio lavoro erano molto importanti le date, usavo infatti timbri con date di rilevanza legale e questi timbri putroppo non si aggiornavano da soli, perciò dovevo conoscere e cambiare con cura la loro data ogni giorno.
Da quando sono in pensione non porto più l’orologio fisso al polso, ma in ogni stanza amo avere un orologio da muro, di quelli elettronici che evidenziano chiaramente pure il giorno della settimana in cui ci troviamo. In camera da letto è luminoso, così se mi sveglio di notte…
Il sabato o la domenica ormai differiscono poco dal lunedì e perciò mi sforzo comunque di restare informata , insomma, di rimanere sul pezzo… distrarsi è un attimo…