Per me il concetto di perdere tempo è circoscritto a tutto ciò che non coinvolge la mia creatività, che è comunque sacra.
Giocare, a carte per esempio mi pare una perdita insopportabile di tempo..
A mio padre invece piacevano i giochi: carte, bocce, biliardo, tennis, basket e alcuni gli riuscivano anche bene.
Amava pure giocare la schedina con i vari “sistemi” che studiava e ogni tanto giocava pure ai cavalli, puntando preferibilmente sui più brocchi “che pagavano di più” come mi spiegò una volta che da bambina mi portò al trotto, sperando che gli portassi fortuna.
Era pure tifoso, del Milan e della Triestina, ma quando giocava a calcio l’Italia non guardava la partita per non emozionarsi troppo, diceva.
Anche mia madre non amava i giochi, amava i quadri e le mostre d’arte, dove spesso mi conduceva , anche se io ci capivo poco, generalmente infatti era arte cosiddetta astratta…
Io ho sempre amato leggere, inizialmente fumetti, poi libri, ma soprattutto giornali e riviste . Mi piaceva e piace tutt’ora essere informata su ciò che accade nel mondo e anche guardare le figure e ora in internet apprezzo molto i reel…
Penso che chi ama giocare ami mettersi in gioco e io preferisco non testare continuamente la mia performance.
Preferisco illudermi di essere comunque una valida artista multimediale, anche senza riscontri oggettivi (in realtà qualche riscontro “di pubblico” in passato ci fu, anche se non seguito da buoni riscontri economici)
In un gioco se non vinci o sei sfortunato o, più facilmente, sei meno bravo degli altri, anche nell’arte però, se non sfondi è perché non hai talento , tuttavia …anche qui ci si può consolare con la sfortuna, ma in più, si può sempre pensare di non essere stati capiti…o di essere troppo avanti…(alcuni artisti sono diventati famosi effettivamente molti anni dopo la loro morte))
Posso ammettere che però
