Irritazione

IRRIDUCIBILI

CONTRO

RIDUCIBILI

È meglio non  ridursi ai compromessi, pure al ribasso, ma rimanendo vivi, o rimanere irriducibili, eventualmente morti?

Antico dilemma che di volta  in volta si  ripropone

Puri e duri contro sporchi e molli

C’è chi opta per la fuga strategica, che però non risolve il problema politico

Occorrerebbero mediatori non interessati, ma pochi si infilano in lunghe  questioni spinose, in presenza di irriducibili,  senza la copertura di un qualunque guadagno, almeno futuro…

Bisognerebbe semplicemente non ridursi in condizioni irreversibili…

Abbasso tutti gli irresponsabili !! Che tanto spesso abbagliano le masse (non sempre irreprensibili)

 

 

Pubblicato da Luisa Sax

poeta comica femminista, writer, slammer, ex squatter, punk musician, videomaker, ironic person, ama giocare con le parole e con le immagini

3 pensieri riguardo “Irritazione

  1. Compromettersi, se inteso come un’arte del dialogo tra sé e il mondo, può essere una via di sopravvivenza, persino di saggezza. Ma quando il compromesso diventa un continuo svendersi, un allontanarsi progressivo da ciò che si è veramente, allora sì, è un morire lento, un silenzioso cedere all’oblio. Rimanere irriducibili, invece, è la via dei Giordano Bruno, dei Rosa Parks, dei Pasolini: figure che hanno scelto la coerenza come vertigine. Spesso pagando con l’isolamento, con la sofferenza, con la morte. Ma lasciando, nel loro passaggio, una scia incandescente di significato, una ferita luminosa nella Storia. Dunque non è tanto questione di vivere o morire, quanto di vivere o morire per qualcosa. La risposta non è universale. È personale. Si nasconde nei luoghi in cui ciascuno di noi decide che l’anima vale più della sopravvivenza.

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